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ottobre 17, 2014

Tutela della maternità

 

In caso di maternità, le lavoratrici in somministrazione hanno gli stessi diritti delle lavoratrici subordinate dipendenti dell’impresa utilizzatrice, compatibilmente con la durata della missione. Tali diritti sono previsti dalla legge (T.U. per la tutela ed il sostegno della maternità e della paternità – D.Lgs. n. 151/2001) e sono:

la lavoratrice non può essere licenziata prima della scadenza del contratto, nonché fino al compimento di un anno di età del bambino, qualora questo periodo rientri nella durata della missione. A tal fine, è bene che la lavoratrice invii il certificato medico che attesti la sua gravidanza all’Agenzia di somministrazione. Pur se non può essere licenziata perché in stato interessante, la lavoratrice può essere licenziata per giusta causa qualora si verifichi una causa talmente grave da non consentire la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto di lavoro (es. quando viene meno la fiducia che il datore di lavoro ha nel lavoratore oppure qualora si verifichino atti di violenza da parte del lavoratore nei confronti dei colleghi, anche fuori i locali dell’impresa);

sussiste il divieto di adibire le donne al lavoro notturno (dalle 24 alle ore 6) dall’accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino;

è previsto il diritto alla conservazione del posto di lavoro;

il diritto all’ astensione obbligatoria dal lavoro (c.d. congedo di maternità), in cui è fatto divieto di adibire le donne in gravidanza al lavoro. Il periodo di astensione obbligatoria dura 5 mesi e in genere, anche compatibilmente con la durata della missione, va dai 2 mesi prima della presunta data del parto ai 4mesi dopo il parto. E’ possibile comunque assentarsi anche 1 mese prima dalla presunta data del parto e poi usufruire di un periodo di astensione obbligatoria di 4 mesi dopo il parto.

L’astensione obbligatoria è, invece, anticipata a 3 mesi dalla presunta data del parto se la lavoratrice è adibita a mansioni che, in relazione all’avanzato stato di gravidanza, risultano gravose o pregiudizievoli; l’astensione obbligatoria è anticipata anche quando ci sono gravi complicanze della gravidanza e quando non è possibile adibire la lavoratrici a mansioni non pregiudizievoli per la salute sua e del bambino. Anche al padre lavoratore è riconosciuto il congedo di paternità, ovvero il diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermità della madre del bambino, di abbandono o di affidamento esclusivo del bambino al padre;

sino al settimo mese dopo il parto, la lavoratrice non può essere adibita al trasporto e al sollevamento di pesi, a lavori faticosi, pericolosi e insalubri.

Pertanto, se la lavoratrice è adibita a una di queste mansioni, ha diritto che le venga assegnata una diversa mansione. Se l’Agenzia di somministrazione non può inviarla in nessun’altra missione, la lavoratrice ha diritto all’anticipazione dell’astensione obbligatoria (vedi punto precedente). Per poter esercitare questo suo diritto, la lavoratrice dovrà rivolgersi alla Direzione provinciale del lavoro che emanerà il provvedimento di astensione anticipata;

Durante i periodi di astensione le lavoratrici hanno diritto a percepire l’indennità di maternità a carico dell’Inps che ammonta all’80% della retribuzione media globale giornaliera che è corrisposta dall’Agenzia, per conto dell’Inps, per tutte le giornate di astensione dal lavoro escluse le festività nazionali (che sono a carico dell’Agenzia) e le domeniche.

L’indennità di maternità con pagamento diretto dell’ Inps spetta anche se:

il rapporto di lavoro è cessato e si è già in congedo di maternità;

il rapporto di lavoro è cessato e non sono trascorsi più di 60 giorni tra la data di cessazione del lavoro e la data di inizio del congedo di maternità;

Il rapporto di lavoro è cessato e sono trascorsi più di 60 giorni tra la data di cessazione del lavoro e la data di inizio del congedo di maternità e state percependo l’indennità di disoccupazione;

Ÿil rapporto di lavoro è cessato, sono trascorsi più di 60 giorni tra la data di cessazione del lavoro e la data di inizio del congedo di maternità e non state percependo l’indennità di disoccupazione, a condizione che non siano trascorsi più di 180 giorni tra la data di cessazione del lavoro e la data di inizio del congedo di maternità e avete almeno 26 contributi settimanali di assicurazione obbligatoria per la maternità nell’ultimo biennio.

Infine, per le donne regolarmente residenti in Italia, a cui siano stati versati contributi per maternità, l’Inps eroga anche un assegno per ogni figlio nato, il cui importo è aggiornato annualmente. La somma riconosciuta è corrisposta per intero a chi non ha maturato il diritto ad alcuna prestazione. Se, invece, si percepisce già un’indennità di maternità, ma essa sia inferiore all’importo massimo dell’assegno, verrà erogato un importo pari alla differenza tra l’indennità spettante e la somma complessiva dell’assegno.

Ripresa del lavoro dopo il parto

Se dopo il parto l’Agenzia affida alla lavoratrice un’altra missione, per legge entrambi i genitori, nei primi 8 anni di vita del bambino, possono assentarsi dal lavoro percependo una retribuzione ridotta al 30%, ma utile per i contributi previdenziali.

Concedi parentali

Fino al compimento del primo anno di vita del bambino la lavoratrice madre ha diritto a due riposi orari giornalieri della durata di un’ora ciascuno.

Durante queste assenze si percepisce la retribuzione intera. I riposi possono essere accumulati nella giornata e goduti in un’unica soluzione. Se però l’orario di lavoro è inferiore alle 6 ore, si ha diritto solo a un’ora di riposo.

Malattia del bambino

Nel caso in cui il bambino si ammala, la lavoratrice ha diritto di assentarsi dal lavoro ma non ha diritto alla retribuzione. Lo stato di salute del bambino va documentato consegnando la certificazione del medico specialista. Se il piccolo non supera i 3 anni di età, l’assenza dal lavoro può durare per tutta la durata della malattia; se invece l’età del bambino è compresa tra i 3 e gli 8 anni, si ha diritto a 5 giorni l’anno di assenza. Tale diritto è concesso ad entrambi i genitori, in alternativa tra loro.